Abbazia di Montecassino

Condividi su:

All’Abbazia di Montecassino ci siamo finiti un po’ per caso. È ferragosto, fuori dalla macchina c’è un caldo pesante e nessuno in giro. Condizioni ideali per una pigra giornata di spostamento dall’Abruzzo alla Campania, magari percorrendo strade secondarie guidati  dalla curiosità di fare nuove preziose scoperte: un borgo, una castello, un antico ponte romano, uno stagno nascosto da un canneto (lo sentite il gracidare delle rane?), chissà.

Ed è così che, gigioneggiando col navigatore, ci troviamo sulla SR509 in direzione tirrenica. Dalla strada quella costruzione massiccia e squadrata sulla sommità di una montagna solitaria sembra più una fortezza che un luogo di culto, ma in ogni caso anche da lontano se ne percepisce la maestosità e l’importanza. Immediatamente la bussola interiore da viaggiatori ha fissato il nuovo nord su questo misterioso manufatto. Seguendo queste coordinate improvvisate ci siamo trovati quindi a visitare l’antico monastero benedettino, dopo una interminabile ascesa intorno al monte Cairo

Una tappa inattesa del viaggio, ma che ha davvero riempito la giornata di soddisfazione e meraviglia. L’Abbazia di Montecassino ha una buona accessibilità, con qualche accorgimento, anche per disabili motori e in particolare per utilizzatori di sedia a rotelle. Più avanti i dettagli completi.

Sommario

Una storia tormentata

Vista l’importanza storica dell’abbazia, non posso esimermi dal riportare qualche frammento del suo lungo e travagliato percorso attraverso i secoli.

Se dovessi scegliere la parola chiave che ne caratterizza la storia, questa sarebbe senza dubbio resurrezione (e visto che parliamo di un luogo di culto della cristianità mi pare azzeccata). La storia del monastero è infatti un continuo susseguirsi di distruzioni e ricostruzioni. 

Andiamo con ordine. Il monastero venne fondato nel 529 da San Benedetto da Norcia, ed è pertanto il secondo più antico monastero italiano dopo quello di Santa Scolastica (520), peraltro anch’esso fondato dallo stesso Santo (i due erano fratelli gemelli!). Circa sessant’anni dopo il luogo sacro subì la sua prima distruzione ad opera dei longobardi. I monaci tutti furono costretti a cercare riparo a Roma, dove insieme alle spoglie del Santo condussero anche la Regola di San Benedetto, contenente le prescrizioni che disciplinano la vita quotidiana dell’ordine benedettino. L’abbazia tornò a nuova vita nel 718, per essere però nuovamente devastata (883), questa volta dai saraceni, e ricostruita ancora nel 949.

Ora et Labora“, ovvero “prega e lavora” è il celebre motto che sintetizza lo spirito della regola benedettina, attribuendo pari importanza alla dimensione spirituale come a quella lavorativa.

Dopo quest’ultima rinascita, il centro benedettino ha potuto finalmente vivere alcuni secoli di quiete, diventando un fondamentale punto di riferimento religioso e culturale nel Medioevo, grazie anche al continuo arricchimento della sua biblioteca e all’instancabile opera di scrittura e miniatura da parte dei monaci. Almeno fino al 1349, quando nuovamente venne investito da un evento catastrofico, questa volta non per mano umana, ma per la furia di un terremoto. Venne ancora rimessa in piedi nel 1366 grazie soprattutto alla volontà del Papa Urbano V, riprendendo così le proprie funzioni. Durante la seconda guerra mondiale il sacro monte venne a trovarsi al centro della “Battaglia di Cassino”, e qui arriviamo all’ultima e più recente distruzione. Il 19 febbraio del 1944 il centro monastico subì un pesante bombardamento da parte dell’aviazione alleata, in conseguenza dei sospetti, rivelatisi infondati, che fosse stata occupata dalle truppe tedesche.

L’ultima ricostruzione, iniziata nell’immediato dopoguerra, perseguì l’obiettivo di ripristinare il monastero esattamente com’era prima, secondo il principio “ubi erat uti erat” (dov’era, com’era).

La visita

Quando gli ultimi  tornanti della lunga salita si avvitano intorno alla cima del monte Cairo, inizia a scorgersi la struttura dell’abbazia in tutta la sua grandezza. La sensazione di imponenza è esaltata dalla visuale che se ne ha dall’inizio della salita che conduce all’ingresso per i visitatori. Con l’auto, mostrando il contrassegno disabili, è possibile parcheggiare in un ampio spiazzo nei pressi del portale di entrata. Ci si  trova direttamente nel Chiostro di Ingresso, il primo dei grandi chiostri che si incontrano durante la visita, con al centro la statua bronzea che raffigura la morte di San Benedetto.  

Da qui si accede  nello splendido Chiostro del Bramante, che precede la salita verso la Basilica. Il porticato sul lato sud ovest si apre su un panorama mozzafiato sulla valle del Liri. Ai lati della piazza chiostrale sono posizionate le due grandi statue di San Benedetto e Santa Scolastica, mentre al centro campeggia un pozzo incorniciato da un portale in stile corinzio. La statua del santo è miracolosamente scampata ai bombardamenti del 44, ed è dunque l’originale del 1735. 

La visita si sposta poi al livello superiore, che è possibile raggiungere con le scale o in ascensore per chi ne avesse bisogno. Siamo ora nel Chiostro dei Benefattori,  che abbraccia la facciata della chiesa abbaziale. Prima di dirigervi verso la chiesa però fermatevi nel colonnato aperto in cima alla scalinata ad ammirare ancora lo scenario di fronte a voi. Da quassù la vista della vallata trascende il sottostante Chiostro del Bramante, e si ha la sensazione di trovarsi sospesi tra cielo e terra. L’esperienza visiva assume una tale forza spirituale che non mi meraviglierebbe se a qualcuno fosse venuto il pensiero  di prendere i voti.

La  cattedrale di Santa Maria Assunta e San Benedetto Abate appare tanto semplice e composta nella bianca facciata esterna, quanto sorprendentemente sfarzosa e lucente al suo interno. Tutta la chiesa è una meravigliosa opera d’arte, dalle pavimentazioni e i tanti dettagli in marmo, agli affreschi, ai mosaici. Tra le opere più importanti vale la pena citare la tomba (originale) di Piero de’ Medici. Sotto l’altare maggiore si trova la cripta, accessibile tramite scale, con le reliquie dei due santi.

Accessibilità 

Una volta raggiunta l’area di parcheggio, bisogna segnalare agli addetti le proprie esigenze. Verrà quindi consentito il passaggio oltre le barriere e, superato un cancello, sarà possibile arrivare con l’auto fino a pochi metri dall’ingresso dell’abbazia. La zona dell’ingresso presenta varie difficoltà logistiche. Il cortile esterno antistante è in forte pendenza per cui occorre fare molta attenzione, specialmente se si è da soli. È consigliabile parcheggiare l’auto in senso trasversale alla discesa per rendere un po’ più comodo e sicuro il passaggio in carrozzina.

L’ingresso vero e proprio, anche se si tratta di pochi metri, è la parte più complicata. Infatti si tratta di una rampa  in pendenza realizzata da ampi gradini bassi. La presenza contemporanea della pendenza e dei dislivelli crea una via d’accesso piuttosto scomoda e difficoltosa da affrontare in carrozzina. Sarà necessario l’aiuto di una persona sia in fase di salita che di discesa; se non c’è qualcuno con voi in grado di aiutarvi (occorre una certa forza fisica), chiedete al personale dell’abbazia, che vi darà massima disponibilità. Anche nel caso di fruizione di uno scooter elettrico sufficientemente potente, la gestione dei gradini in pendenza può essere problematica. 

Se riuscite a superare questi ostacoli il più è fatto. Il Chiostro di Ingresso  e quello del Bramante sono visitabili tramite percorsi in piano. È possibile poi accedere al livello superiore con un ascensore (chiedere al personale per poterlo utlizzare) e quindi visitare il Chiostro dei Benefattori. Una corta rampa permette infine di accedere alla cattedrale superando il gradinetto all’entrata.

15 Agosto 2020

Trip Tips

Come arrivare.

In auto, percorrendo l’autostrada del Sole (A1) prendere l’uscita Cassino e seguire le indicazioni. 

In treno, la stazione di Cassino è ben collegata alla rete ferroviaria. Dalla stazione partono degli autobus che conducono all’abbazia.

L’aeroporto di Roma Fiumicino dista circa un’ora e mezza di macchina, quello di Napoli Capodichino poco più di un’ora.

Biglietti e visite guidate.

L’ingresso all’abbazia è libero. Il biglietto per entrare al Museo costa 5 €.

E’ possibile prenotare una visita guidata presso l’ufficio informazioni all’interno del monastero oppure online presso la pagina ufficiale cliccando sul seguente LINK.

Condividi su:

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *