Malesia Accessibile – 9 cose da vedere on the Road

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La Malesia è un paese affascinante, con una natura strabordante e unica, e una popolazione che è un caleidoscopio di etnie e religioni diverse che convivono in armonia. Malesia accessibile
Sono rimasto colpito da questo popolo, da quanto le persone si siano dimostrate gentili e amichevoli, sempre pronte a darti una mano o un consiglio.
Quello che riporto nel seguito è il racconto di alcune attrazioni scoperte durante il mio viaggio on the road tra settembre e ottobre 2023 tra la Malesia peninsulare e il Borneo malese, con una puntata di qualche giorno anche a Singapore (di cui racconto in un altro articolo).

L’accessibilità ♿️ in Malesia per viaggiatori con disabilità motorie è cosa non semplice. Purtroppo il paese è ancora piuttosto indietro in questo campo e le difficoltà per muoversi nel territorio sono tante. Ma tante sono pure le cose che si possono fare quindi, non disperate, e se avete in mente un futuro un viaggio in Malesia, oppure siete semplicemente curiosi, leggete questo articolo in cui vi racconto la mia esperienza nel paese asiatico, con tanti consigli e info utili. Pronti? Si parte!


Il mio Giro in Malesia
Il percorso on the road nella Malesia peninsulare
In volo interno verso il Borneo Malese
On the road nel Borneo

9 Cose Imperdibili (e Accessibili) in giro per la Malesia

  1. Petronas Towers
  2. Batu Caves
  3. Kuala Gandah Elephant Center
  4. Taman Negara
  5. Cameron Highlands
  6. George Town
  7. Sandakan e i Parchi del Sabah
  8. Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre
  9. Le Scimmie Nasiche

Consigli di viaggio


1) PETRONAS TOWERS (KUALA LUMPUR)

Kuala Lumpur è una metropoli in continua espansione che sembra attraversare una fase di effervescente dinamismo architettonico e culturale. Durante la permanenza nella capitale della Malesia ho soggiornato nell’area del Kuala Lumpur City Center (KLCC), un quartiere moderno simbolo di questa effervescenza, in cui si trovano anche le celebri Petronas Towers.

Le Petronas Towers  sono le torri gemelle più famose al mondo, e mi hanno davvero colpito per il loro aspetto originale e fantascientifico. Quando le si osserva dall’antistante KLCC Park si ha l’impressione di trovarsi al cospetto di due enormi razzi pronti a staccarsi dalla superficie terrestre. Naturalmente le avevo già viste tante volte in vari documentari e qualche film, ma come sempre le sensazioni che si hanno in presenza sono un’altra cosa.  

Le due torri, progettate dall’architetto argentino César Pelli, sono completamente rivestite in acciaio e vetro e la loro forma in pianta rimanda al simbolo geometrico tipico dell’architettura islamica chiamato Rub el Hizb, che rappresenta la stella a otto punte. I due grattacieli gemelli, costruiti tra il 1993 e il 1996, hanno 88 piani per un’altezza di 452 metri, e sono collegati all’altezza del 41 piano da un ponte aereo a 170 metri di quota, che offre magnifiche viste sulla città. Fino al 2004 sono stati gli edifici più alti al mondo, quando sono state superate dal Taipei 101 realizzato a Taiwan. Sono comunque ancora oggi le torri gemelle più alte del mondo, perfetto simbolo della modernità e della crescita economica della Malesia. 

Il nome “Petronas” con cui sono universalmente note le torri deriva dalla potente compagnia petrolifera statale, proprietaria degli edifici e che qui ha i suoi uffici.

La visita

I biglietti possono essere acquistati online oppure sul posto. Le visite, che durano 45 minuti, iniziano ad orari precisi ed è richiesto presentarsi 15 minuti prima della partenza. Dopo i controlli di rito da parte del personale addetto alla sicurezza, in piccoli gruppi si prende l’ascensore e per sbarcare al 41esimo piano dove si trova il ponte sospeso tra le due torri. Il tempo di scattare un po’ di foto e si prosegue. La tappa seguente è all’86º piano dove è presente l’osservatorio panoramico: da qui la vista è davvero eccezionale sia per gli scorci sulla città che per la vicinanza con la torre gemella. Scaduto il tempo per l’osservatorio si riprende l’ascensore, stavolta in discesa. Prima di lasciare le torri c’è il tempo di acquistare regali e souvenir nello shop.

Accessibilità ♿️

Le Petronas Towers sono visitabili anche da persone con disabilità motorie e viaggiatori in sedia a ruote. La biglietteria si trova in un livello sottostante rispetto all’atrio principale, accessibile mediante scale, per cui qualcuno deve scendere per informare il personale delle necessità. Se vi trovate sul posto non accompagnati potete chiedere a qualcuno del personale onnipresente nell’edificio. A questo punto un addetto verrà a prendervi con l’ascensore di servizio per portarvi al piano dove inizia la visita. Io ho fatto i biglietti direttamente sul posto, ma anche in caso di prenotazione online è necessario indicare se si utilizza una sedia a rotelle durante la visita.

Nella struttura sono presenti servizi igienici accessibili. Il Centro Visitatori mette a disposizione un numero limitato di sedie a rotelle la cui disponibilità è in relazione all’ordine di arrivo. 

Per info aggiornate su orari e prezzi rimando alla pagina web ufficiale


2) BATU CAVES (KUALA LUMPUR)

La località alla periferia di Kuala Lumpur è famosa per i suoi straordinari templi indù costruiti all’interno delle caverne scavate in una collina calcarea (“Batu” significa infatti “roccia” nella lingua malay). Il sito è patrimonio nazionale malese ed è considerato uno dei più importanti santuari indù all’infuori dell’India. Purtroppo l’unico modo per raggiungerle è salire una coloratissima scalinata di cemento di ben 272 gradini, per cui non è possibile visitarla in sedia a ruote ♿️. Tuttavia vale comunque la pena visitare l’area alla base della scala per diversi motivi. Il primo è la gigantesca statuta del dio indiano Murugan, che sembra posta a guardia dei templi. È una statua dorata alta quasi 43 metri ed la più alta al mondo dedicata a questa divinità. Nell’area ci sono anche altre statue ed edifici interessanti da vedere, ma anche tanta sporcizia… Purtroppo ne abbiamo incontrata spesso durante il viaggio. Ma il vero spettacolo quaggiù sono le scimmiette che scorrazzano e si arrampicano ovunque, niente affatto intimorite dalla presenza dei numerosi visitatori. Consiglio di non avvicinarsi troppo perché possono diventare aggressive e qualche volta derubano i turisti.


3) IL SANTUARIO DEGLI ELEFANTI (PAHANG)

Esistono luoghi sparsi in giro per il mondo dove fare memorabili esperienze a contatto con la natura. Il Kuala Gandah Elephant Center, un centro riabilitativo per elefanti feriti o menomati a pochi km dalla capitale malese Kuala Lumpur, è sicuramente uno di questi.

All’arrivo

Il parco è dotato di un’ampia area parcheggio, da cui è possibile raggiungere il centro visitatori seguendo un percorso accessibile anche in sedia a ruote ♿️. All’interno del centro è necessario registrarsi prima di iniziare il percorso. L’ingresso è gratuito con offerta libera che serve a supportare l’attività della riserva. Durante la registrazione potete anche noleggiare una guida locale per 50 RM (circa 10 €). È una scelta straconsigliata, perché oltre a raccontarvi l’interessante storia del parco e l’attività che vi si svolge, potrà anche darvi una mano per spingere la carrozzina manuale, alla bisogna.

La Visita

Dal visitor center la visita inizia attraverso il parco fino a raggiungere una zona recintata con tre giovani esemplari adulti. Per pochi RM si possono acquistare dei sacchetti pieni di pezzi di bambù o delle banane da offrire agli affamati mammiferi. Gli elefanti, rimanendo all’interno del recinto, allungano le loro proboscidi per prendere il cibo direttamente dalle vostre mani per poi portarselo alla bocca. Il tutto ovviamente sotto gli occhi attenti delle guide locali. È un’esperienza fantastica che dura diversi minuti e trasmette una grande emozione.

La visita prosegue e veniamo condotti verso una piattaforma affacciata sul fiume che attraversa il parco. Da qui, quando le condizioni lo consentono, si può assistere al bagno degli elefanti. Oggi purtroppo il livello delle acque è troppo elevato, ha piovuto tantissimo i giorni precedenti, per cui niente bagno. Poco più avanti, da una gradinata, si può assistere all’esibizione di alcuni elefanti all’interno di una piccola arena.

Un po’ più avanti il Centro propone un altro momento di grande intensità grazie all’incontro ravvicinato con alcuni piccoli elefanti. Mi ha particolarmente colpito la storia di un elefantino, trovato ferito gravemente, e al quale è stato necessario amputare una zampa. Per permettergli di muoversi è stato creato un tutore ad hoc per lui. Non ho potuto fare a meno di sentire una forte empatia per questo elefantino con disabilità motoria.  

Accessibilità ♿️

Il percorso è parzialmente accessibile anche in carrozzina ma ci sono diversi tratti difficoltosi con brevi rampe ripide, gradinetti o passaggi nello sterrato, per cui è consigliabile la visita con un mezzo elettrico. Se usate una carrozzina manuale raccomando la presenza di un aiutante per la spinta, motivo in più per assumere una guida locale come ho fatto io.


4) TAMAN NEGARA (PAHANG)

Taman Negara” in lingua malese significa semplicemente “Parco Nazionale”, ed in effetti si tratta del parco nazionale più antico e vasto della Malesia. Il parco è un vero santuario della natura, con una straordinaria biodiversità (oltre 3000 specie di piante e 150 di mammiferi) e una delle foreste pluviali più antiche al mondo. La grande area del Taman Negara si estende tra tre stati malesi, Pahang, Kelantan e Terengganu, e offre rifugio anche a specie sempre più rare, come le rafflesie, piante famose per i loro fiori giganteschi, e felini come la tigre malese e il leopardo nebuloso.

L’accessibilità ♿️ dell’area è davvero scarsa, quindi se ci tenete a visitare la zona preparatevi a dare fondo a tutta la vostra capacità di adattamento. 

Kuala Tahan

Il punto di riferimento principale per visitare il Taman Negara è il villaggio di Kuala Tahan, situato lungo la sponda sud del fiume Tembelling, e quindi proprio di fronte all’ingresso del parco, collocato sul lato nord. Lo scenario suggestivo che si presenta alla vista, col fiume color fango, le chiatte attraccate lungo le sponde, la fitta foresta sullo sfondo, mi ha ricordato qualche set della serie dei film “Rambo”. 

Lungo la riva del Tembelling si svolgono molte attività legate al parco. Da qui partono le barche per traghettare i visitatori dall’altra parte, e si possono prenotare visite guidate o escursioni; molte delle chiatte attraccate sono dei ristoranti galleggianti dove rifocillarsi la sera dopo le lunghe camminate. Purtroppo, praticamente nulla di tutto questo è fruibile da un utilizzatore di sedia a ruote, a meno di improbabili acrobazie. Il trasporto fluviale che collega il parco a Kuala Tahan è fatto con delle canoe di legno non adatte per persone con problemi di mobilità; i sentieri all’interno del parco sono sterrati e impervi; le imbarcazioni ormeggiate sul fiume hanno passerelle strette e precarie.

A Kuala Tahan si trovano le strutture ricettive a cui fanno affidamento gli esploratori del parco, per lo più dei lodge semplici ed economici oppure qualche resort con bungalow di legno. 

River View Lodge

Durante le mie ricerche non sono riuscito a trovare una sistemazione veramente accessibile, e infine ho prenotato presso il River View Lodge, che ha molte stanze al piano terra, come altre strutture nei dintorni, e una bella posizione con vista sul fiume. È stato possibile parcheggiare l’auto a pochi metri dall’ingresso, ma entrare nella camera è necessario superare due bassi gradini. Per fortuna avevo con me un corta rampa pieghevole in alluminio con cui ho risolto questi passaggi. La camera è spartana ma tutto sommato dignitosa, considerato il contesto. Il bagno è piccolo e inadatto agli spostamenti in carrozzina, la porta d’ingresso è appena sufficiente per il passaggio in carrozzina, ma almeno la doccia si trova a filo pavimento.

Conclusioni

Tenuto conto di quanto vi ho raccontato vale la pena arrivare fin qui per un viaggiatore che utilizza una sedia a ruote? 

La scelta è soggettiva ovviamente. Per quel che mi riguarda la risposta è si. Si perché, sebbene di fatto il parco sia inaccessibile per viaggiatori su ruote, gli scenari sono davvero suggestivi; si perché qui si respira il fascino di una Malesia autentica e in via d’estinzione, dove le foreste pluviali ancora non hanno lasciato il posto alle dilaganti piantagioni di palme; si per avere un assaggio della vita della comunità nei tradizionali kampung (villaggi) malesi.


5) CAMERON HIGHLANDS (PERAK-PAHANG)

Man mano che la tortuosa strada si inerpica lungo i lenti pendii delle Cameron Highlands il caldo afoso si tramuta in frescura e l’aria si fa nebbiosa. Siamo in una vera e propria oasi climatica in Malesia, in uno scenario che somiglia più alla brumosa boscaglia autunnale inglese, complice anche l’architettura, che non agli scorci cui mi stavo abituando in quest’angolo del sud est asiatico.

Piantagioni di Tè

Le Cameron Highlands sono quindi una delle destinazioni più popolari della Malesia grazie al clima fresco tutto l’anno, ma non solo. Queste alture sono famose in particolare per la produzione di tè, con oltre 300 aziende presenti, e la possibilità di visitare le piantagioni, assaggiare le varie qualità di tè e acquistarle negli shop locali. Le piantagioni di tè conferiscono al dolce paesaggio collinare la tipica colorazione verde e un delicato profumo che lo rende particolarmente rilassante. 

La storia delle Cameron Highlands risale al 1885, quando il geologo britannico William Cameron rilevò la zona e le diede il nome.

Agro Highlands Sky Farm

Ma le Cameron Highlands sono anche il regno delle fragole, coltivate in serre o fattorie. Prima di lasciare le Highlands ho visitato la sky farm Agro Highlands. Si trova proprio lungo la Strada 59, quindi è quasi impossibile non notarlo. Di fronte all’edificio c’è uno spiazzo ampio, anche se un po’ dissestato, dove si può parcheggiare l’auto. All’interno è possibile esplorare le coltivazioni o fare acquisti di prodotti locali. Qui le fragole vengono coltivate in vasi disposti su assi di legno sospesi sopra le nostre teste. Per chi è in grado di salire, c’è la possibilità di raccoglierle personalmente e poi pagare alla cassa. 

Oltre all’onnipresente tè e alle già citate fragole, si può comprare frutta, marmellate, altri prodotti biologici, piante e fiori. La fattoria è in parte visitabile anche in sedia a ruote, benché la pavimentazione interna sia irregolare e quasi ovunque in pendenza più o meno leggera. 

Accessibilità ♿️

Per quanto sperimentato direttamente, e in base alle informazioni raccolte, le Cameron Highlands presentano varie difficoltà e limitazioni nell’accessibilità per i viaggiatori con disabilità motorie. Le strutture sono in genere piuttosto datate e poco inclusive. Per la maggior parte degli edifici sede di attrazioni turistiche vale quanto indicato per la fattoria Agri Highlands. Generalmente sono parzialmente accessibili in sedia a ruote mettendo in conto di dover superare qualche basso gradino o uno scivolo ripido. Non fate affidamento su bagni accessibili. Le attività all’esterno, ad esempio la visita alle piantagioni di tè, non sono praticabili in sedia a ruote. 

Se viaggiate in auto, tenete conto che l’area delle Highlands è molto affollata, soprattutto nei weekend, per cui non è facile trovare parcheggio, ancor meno parcheggi riservati per disabili, che sono merce rara. 

Le strutture ricettive vanno un po’ meglio, alcune sono infatti di recente costruzione, quindi con standard di accessibilità accettabili, e anche quelle più vecchie, come l’Heritage Hotel dove ho trascorso la mia notte alle Highlands, hanno migliorato l’accessibilità con rampe, scivoli e ascensori.


6) GEORGE TOWN (PENANG)

Il centro storico di George Town ha in certi suoi scorci il fascino tipico, esotico e decadente, di una città asiatica dal passato coloniale. Un fascino che deriva dalle storiche shophouse cinesi, allineate con le loro colonnette lungo le vecchie strade dai marciapiedi stretti, ma anche dalla vivace street art, dai vicoletti sghembi, dagli edifici coloniali, dai templi. Per questa sua peculiare bellezza il centro storico è entrato a far parte nel 2008 della lista dei Beni Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Le shophouse, come suggerisce il nome, sono costruzioni diffuse in tutto il sud-est asiatico che combinano uso residenziale e commerciale, con negozio al piano terra e abitazione ai piani superiori. A George Town la varietà di stili che le contraddistingue, riflette la diversità culturale e le influenze storiche della città.

Georgetown è anche la città della street art, con le sue originali opere murali che colorano e animano le strade. Raffigurano scene di vita quotidiana, animali e personaggi storici, spesso integrando oggetti reali, creando delle combinazioni particolarmente coinvolgenti per chi le osserva.

Mangiare

Un altro motivo per cui è famosa Georgetown è il cibo, grazie alla varietà e alla qualità della sua proposta gastronomica, una fusione delle cucine malesi, cinesi, indiane, e paranakan. La fama della capitale del Penang in fatto di cibo è talmente solida da richiamare anche tanti cittadini malesi che si spostano appositamente da tutta la penisola per gustare i piatti tipici della zona. Se vi interessa un piccolo approfondimento sul cibo tipico in Malesia e Singapore vi rimando al mio articolo.

Accessibilità ♿️

In generale il centro storico di Georgetown non è molto accessibile per viaggiatori con disabilità motorie. Rotellando tra le vie storiche è facile imbattersi in varie barriere architettoniche, come gradini, marciapiedi dissestati o stretti, o talvolta inesistenti. Inoltre il traffico intenso non favorisce gli spostamenti in auto. Il mio consiglio è quello di prediligere per la visita le ore con minore traffico veicolare, per esempio la sera. Non solo le strade saranno più silenziose, ma anche più sgombre, permettendovi di aggirare qualche barriera architettonica passando, con la dovuta prudenza, direttamente sulla carreggiata stradale. 


7) SANDAKAN E I PARCHI DEL SABAH (BORNEO MALESE)

La nostra base durante i tre giorni trascorsi in Borneo è stata la città di Sandakan, dove abbiamo alloggiato presso l’Elophura Hotel. Sandakan è una città con una distribuzione a chiazze nel territorio, con vari nuclei urbani separati ma collegati da strade: alcuni sono affacciati sulla baia omonima, altri sulla costa aperta verso il Mare di Sulu e altri ancora si trovano sui pendii antistanti la fascia costiera. L’albergo si trova lungo la baia in uno dei centri nevralgici della città, Harbour Square, una piazza squadrata con un lato aperto verso il mare. La posizione si è rivelata molto comoda in quanto nei dintorni sono presenti molti servizi, compreso un centro commerciale (in un orrendo edificio fuori contesto) proprio davanti all’albergo.

Un pò di storia

Dopo la capitale Kota Kinabalu, Sandakan è la seconda città del Sabah,  la regione più settentrionale del Borneo malese. La sua particolare posizione costiera, a controllo di un’ampia baia, ne ha favorito lo sviluppo come centro portuale e commerciale fin dall’epoca coloniale. Nel 1884 divenne infatti la capitale del protettorato britannico del North Borneo, e conobbe un rapido sviluppo economico e sociale. In quel periodo la città era conosciuta come “la piccola Hong Kong” del Sabah per il suo fermento e la massiccia presenza della comunità cinese. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu teatro di episodi particolarmente sanguinosi, tra cui vanno citate le cosiddette marce della morte, in cui migliaia di prigionieri di guerra australiani e britannici furono uccisi o morirono di fame e malattie per opera degli occupatori giapponesi. Nel 1945 venne completamente distrutta dai bombardamenti alleati e successivamente ricostruita.

Se il nome “Sandakan” vi suona vagamente familiare una ragione c’è! Sembra infatti che lo scrittore Emilio Salgari si sia ispirato proprio a questa città per battezzare il personaggio di Sandokan, soprannominato non a caso La Tigre della Malesia, protagonista di tanti romanzi d’avventura.

La città mantiene interessanti scorci del suo passato coloniale che le conferiscono un certo fascino, ma purtroppo si notano un pò ovunque segni di sporcizia e il degrado. La zona che ho trovato più interessante è il vecchio villaggio di pescatori Kampung Sim Sim, con le caratteristiche case in legno costruite su pali e collegate da ponti e passerelle.

I Parchi Naturalistici del Sabah

Sandakan oggi è nota ai viaggiatori soprattutto in quanto rappresenta la perfetta base strategica per visitare le più importanti attrazioni naturalistiche presenti nelle vicinanze, che attirano turisti da tutto il mondo. La più celebre è sicuramente il Sepilok Orang Utan Sanctuary (Centro di Riabilitazione degli Oranghi di Sepilok), il più grande del mondo, dove si possono osservare da vicino questi meravigliosi primati, di cui vi racconterò nel punto successivo. Giusto a pochi metri di distanza si trova l’ingresso del Bornean Sun Bear Conservation Centre (Centro di Conservazione degli Orsi del Sole del Borneo), dove si possono osservare questi rarissimi animali; purtroppo, pur essendo il centro accessibile♿️ (almeno secondo le informazioni raccolte), non ho avuto la possibilità di visitarlo a causa di lavori in corso. Sempre nelle vicinanze di questi due parchi si trova il Rainforest Discovery Centre (Centro di Scoperta della Foresta Pluviale), dove è possibile immergersi tra le meraviglie di biodiversità della foresta pluviale del Borneo; il centro è parzialmente accessibile ♿️ma sono presenti rampe dalle pendenze elevate.

A qualche km di distanza in direzione nord si trova il Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary (Santuario delle Scimmie Proboscide di Labuk Bay), dove si possono vedere questi buffi primati, un’altra unicità del Borneo; ve ne parlerò estesamente più avanti. Infine Sandakan può rappresentare anche un buon punto di partenza per le escursioni sul fiume Kinabatangan, il più lungo del Borneo settentrionale; il fiume attraversa tratti incontaminati di foresta pluviale (non ancora sottratti alle piantagioni di palme) abitati da una varietà di animali selvatici. Non ho tuttavia notizie di escursioni accessibili♿️ sul fiume, ma può valere comunque la pena fare un passaggio in auto lungo le sue sponde o soggiornare nei dintorni.


8) Il SANTUARIO DEGLI ORANGHI (SABAH – BORNEO MALESE)

Nella zona settentrionale del Borneo, a pochi km dalla città di Sandakan c’è un luogo che attira decine di migliaia di turisti da tutto il mondo. Il Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre (Centro di Riabilitazione degli Oranhi di Sepilok) è uno dei rari luoghi dove poter avere un incontro ravvicinato con gli oranghi (del Borneo). Il nome deriva dal malese “orang hutan“, che significa letteralmente ‘uomo della foresta’, a rimarcare l’atavico rispetto che le popolazioni locali hanno sempre riservato a queste scimmie. Gli oranghi sono facilmente distinguibili dagli altri grandi primati per il pelo rossiccio e per le dimensioni degli arti, particolarmente allungati rispetto al torso. E sono anche straordinariamente intelligenti. Ecco dunque un’altra destinazione che gli amanti del viaggio naturalistico non possono assolutamente mancare.

Come arrivare

Il Centro si trova a circa 25 km dalla città e si raggiunge in poco più di mezzora (traffico permettendo). Davanti all’ingresso c’è un’ampia area parcheggio dove lasciare l’auto. I biglietti si fanno al primo piano di un piccolo caseggiato in legno, raggiungibile grazie ad alcune rampe. Prima di iniziare la visita vi chiederanno di depositare zaini e marsupi, e di non indossare occhiali da sole o qualunque altro oggetto che possa attirare l’attenzione delle curiose scimmie (rubano!). A questo punto inizia il giro.

La Visita

Per iniziare la visita è necessario percorrere delle passerelle sopraelevate in mezzo alla foresta. Lo scenario è magnifico ma l’aria è calda e umida sotto le fronde, quasi irrespirabile. Il percorso all’andata è in salita, dunque abbastanza faticoso. Per chi si muove su ruote assolutamente raccomandabile un mezzo elettrico a meno di non possedere braccia da atleta o un accompagnatore forzuto. Alla fine del percorso si accede ad un edificio al cui interno è presente una sala con una corta gradinata affacciata su un’ampia parete vetrata. Al di là del vetro c’è un angolo aperto di foresta, con varie piattaforme, collegate da corde sospese, su cui è posizionato del cibo.

Gli oranghi emergono dagli alberi per raggiungere le piattaforme muovendosi con grande agilità sulle funi tese, e la facilità con cui rimangono appesi con un solo arto rivela anche la loro notevole forza fisica.

Nella Foresta

Per la seconda parte del tour si ridiscende per un tratto la passerella fino a raggiungere una piattaforma d’osservazione all’aperto, giusto a pochi metri da un’intera famiglia di oranghi. La sensazione di vicinanza è quindi molto più intensa della tappa precedente. Non è raro tra l’altro che qualche esemplare si avvicini alla ringhiera che la delimita incuriosita dai turisti (e se capita, occhio allo smartphone!). Anche durante il percorso si possono fare incontri interessanti, gli oranghi si muovono infatti liberamente nella foresta, per cui può capitare di vedere un esemplare a pochi metri in qualunque momento.

Accessibilità ♿️

L’esperienza è tutto sommato abbastanza accessibile anche per visitatore in carrozzina. L’area parcheggio è ampia e sono presenti alcuni scivoli (un po’ sconnessi) per scavalcare il marciapiede. È possibile raggiungere la biglietteria posta al primo piano di un piccolo edificio tramite rampe. Tutta la visita descritta sopra avviene percorrendo rampe e passerelle, quindi senza significative barriere architettoniche. Le maggiori difficoltà derivano da alcuni punti sconnessi e dai lunghi tratti in salita per cui mi sento di consigliare un mezzo elettrico.


9)  LE SCIMMIE NASICHE (SABAH – BORNEO MALESE)

Le buffe scimmie dalla proboscide, o scimmie nasiche, sono una specie di scimmie che si trova esclusivamente in Borneo. Il nome è dovuto al naso pronunciato tipico di questi primati, che negli esemplari maschi adulti sembra davvero una piccola proboscide.

Uno dei luoghi dove osservare da vicino queste bizzarre creature è il Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary, nella regione del Sabah, a una trentina di km dalla città di Sandakan. 

Curiosità: nella lingua locale queste scimmie sono note come Monyet Belanda, ovvero “uomo olandese“. Questo per stigmatizzare, in senso spregiativo, la somiglianza tra i primati e gli antichi colonizzatori olandesi in fatto di naso grande e pancia prominente…

Accessibilità ♿️

Il centro è accessibile anche in sedia a ruote♿️, benché qualche passaggio sia un po’ difficile. Una volta raggiunto l’ingresso, si fanno i biglietti e si procede in auto per 2-3 km fino alle piattaforme di osservazione. La strada è sterrata e piena di buche per cui è necessario procedere lentamente per salvaguardare sia la vettura che la colonna vertebrale. Davanti alle piattaforme c’è uno spiazzo in cui lasciare la macchina. Da lì si può procedere in carrozzina. Superato un breve tratto di sterrato si sale su una passerella in legno rialzata. La rampa che immette nella passerella è breve ma ripida e resa complicata da percorrere a causa di listelli trasversali. Alla bisogna qualcuno dello staff vi darà una mano a superarla. Una volta raggiunta la parte piana si può procedere più spediti, ma attenzione agli spazi tra le tavole, dove potrebbero incastrarsi le ruote della carrozzina. In alternativa a questo percorso, chiedendo al personale dello staff, è possibile avvicinarsi alle piattaforme d’osservazione direttamente con l’auto. Quando ho visitato la riserva, sono stati loro stessi a propormi questa seconda possibilità una volta finita la visita, viste le difficoltà incontrate nel fare il percorso in andata.


MALESIA ACCESSIBILE: CONSIGLI DI VIAGGIO

Documenti, valuta, pagamenti, connessione dati.

Per entrare in Malesia è richiesto il passaporto con almeno 6 mesi di validità residua. Per i viaggi turistici non è richiesto il visto per soggiorni inferiori a 90 giorni.

La valuta corrente in Malesia è il ringgit (MYR oppure RM), che vale circa 0,20 € (cambio a ottobre 2023). Il mio consiglio per procurarsi un po’ di contante è di prelevarlo direttamente all’arrivo in aeroporto, presso uno degli sportelli di cambio presenti. Provare a procurarsi MYR prima del viaggio in una banca italiana può essere difficoltoso e comportare commissioni salate. Da tenere presente che i pagamenti con carta di credito sono molto diffusi nelle aree urbane, non altrettanto nel resto del territorio: è consigliabile avere con sè un po’ di contanti.

Clima

Il clima della Malesia è di tipo equatoriale, pertanto si mantiene caldo umido tutto l’anno, con una temperatura media intorno ai 30 gradi, piogge abbondanti e frequenti. Le piogge possono essere improvvise e intense, dunque è bene essere sempre preparati, soprattutto se ci si muove su un mezzo elettrico che ha bisogno di essere protetto dall’acqua. Consiglio di tenere sempre a portata di mano un poncho impermeabile, o un ampio k-way che all’occorrenza possa tenere all’asciutto voi e il vostro mezzo di mobilità ♿️.

Arrivare in Malesia. Aeroporto di Kuala Lumpur

L’aeroporto di Kuala Lumpur, denotato con la sigla KLIA, si trova a una cinquantina di km dalla città, e si compone di due terminal, KLIA1, il principale, e KLIA2, prevalentemente dedicato ai voli interni.

Il servizio delle assistenze speciali per quanto visto funziona abbastanza bene, e il personale ha grande disponibilità nel venire incontro alle esigenze delle persone assistite. All’arrivo in Malesia, lo staff mi ha assistito dal posto a sedere in aereo, come richiesto, fino all’hotel Sama Sama che si trova a 400 metri dall’aeroporto.  L’edificio in cui siamo stati condotti dopo lo sbarco è distaccato da quello principale, dove bisogna andare per ritirare i bagagli e dove quindi ci ha condotto l’assistenza. Per spostarsi tra i due edifici si utilizza un servizio di navetta accessibile anche in carrozzina grazie a delle rampette a ribalta in corrispondenza degli ingressi. Una pecca che considero grave consiste nelle carrozzine in dotazione all’aeroporto, con braccioli fissi e non rimovibili, che rendono molto difficile se non impossibile slittare da e per la carrozzina in posizione seduta.  Nel mio caso, pur avendo spedito la mia carrozzina manuale, non l’ho ricevuta all’uscita dall’aereo ma solo al ritiro bagagli, di conseguenza ho dovuto fare tutto il percorso con una carrozzina dell’aeroporto, con annessi passaggi disagevoli.

Stessa cosa al ritorno. Il gate del volo di rientro (compagnia Qatar Airways) si trovava nell’edificio satellite, mentre il check in è avvenuto nel fabbricato principale del terminal 1, per cui con lo staff dell’assistenza abbiamo fatto a ritroso il percorso dell’andata, utilizzando il servizio bus, e raggiungendo il gate. 

KLIA EXPRESS

Per spostarsi tra i due terminal, oppure dai terminal verso il centro città (o viceversa) si può usare il treno KLIA Express. È completamente accessibile anche in sedia a ruote, le porte si aprono a livello della banchina e all’interno sono previsti degli spazi per carrozzine/scooter. Inoltre lo staff sempre presente sarà a disposizione per accompagnare all’interno.


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