Isole Lofoten. 10 cose imperdibili

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Visitare le Isole Lofoten è stato come avverare un sogno. Un sogno nato ai tempi dell’università dai racconti di amici rimasti incantati dopo averle visitate, e alimentato nel tempo dalle letture e dalle immagini provenienti da quei luoghi magici. Perchè le Lofoten non sono solo uno scrigno di straordinarie bellezze scolpite nei millenni dalle forze naturali, ma sono diventate nell’immaginario di tanti un luogo mitico, un ramoscello di terra proteso verso l’Oceano che è anche frontiera silenziosa sospesa tra conosciuto e inesplorato, tra libertà e civilizzazione.

Situate ben al di sopra del Circolo Polare Artico le Lofoten devono la loro attuale morfologia al millenario lavorio delle forze della natura. Così i ghiacciai ne hanno plasmato i fiordi, incassati tra imponenti pendii affioranti dalle acque, le maree oceaniche ne hanno modellato le coste, e i venti ne hanno levigato le vallate. La presenza umana c’è, con le casette di legno affacciate sui fiordi, i villaggi di pescatori, le strade e i ponti, ma si è in qualche modo mantenuta discreta, come a manifestare rispetto e sudditanza di fronte alla potenza degli elementi naturali.

Qui di seguito gli “highlights” del mio OTR attraverso le Isole, con qualche nota utile sull’accessibilità ♿️ per viaggiatori con disabilità motorie. A tale proposito, vorrei fare una precisazione. Per come lo vivo io, il viaggio nella modalità “on the road” è per sua natura di tipo esplorativo, dove l’aspetto visuale prevale su quello esperienziale. Questa è la ragione per cui nel seguito non ho inserito tante note relative all’accessibilità. Se si è in grado di fruire di un automobile (o altro mezzo di trasporto) il grosso del lavoro è fatto, in sostanza. Faccio un esempio. Una delle cose da fare assolutamente in autunno-inverno è osservare (se si è fortunati!) l’aurora boreale: è evidentemente un’esperienza che non necessità di note sull’accessibilità.

Naturalmente sulle Isole si possono anche fare tante memorabili esperienze: crociere al largo per osservare le balene, oppure tra i fiordi ad ammirare la fauna selvatica, o ancora cimentarsi nella pesca tradizionale, e tanto altro. Quasi tutte però sono disponibili solo in primavera-estate. Dalle informazioni raccolte molte di queste sono accessibili anche ai disabili motori. Riporto a riguardo qualche utile info in fondo all’articolo.

  1. La Strada Panoramica
  2. Aurora Boreale
  3. Dormire in un Rorbu
  4. Svolvær: la Capitale
  5. Tramonto a Henningsvaer
  6. Museo Vichingo
  7. L’Oro Bianco delle Isole
  8. Reine: la Perla delle Lofoten
  9. Å: l’Ultimo Approdo
  10. La Cattedrale delle Lofoten

1) La Strada Panoramica delle Isole

La spettacolare strada che collega le Isole Lofoten alla regione continentale norvegese è la parte finale della strada europea E10, nota anche come strada di Re Olaf. Il suo tracciato serpeggia verso sud attraversando scenari mozzafiato in un crescendo di selvaggia bellezza e stupore che si conclude ad Å, l’ultimo villaggio nell’Isola di Moskenesøya

Se come me siete amanti della natura incontaminata, percorrere questa via si trasformerà presto in un’esperienza visiva ed emozionale indimenticabile. 

Superata l’Isola di Hinnøya (arcipelago delle Vesterålen), e approdata sulla prima delle Lofoten, Austvågsøya, la E10 segue per un tratto la costa nord prima di piegare decisamente verso l’entroterra montuoso e riaffiorare dalla parte opposta sul litorale nei pressi di  Svolvær. In questo primo tratto il paesaggio risente  ancora in prevalenza del clima continentale autunnale. A metà ottobre le prime nevi sono già cadute non solo sui crinali delle montagne ma anche a bassa quota, lungo le coste dei fiordi. All’esterno il freddo è pungente (temperature intorno allo zero), ma l’incanto delle cime imbiancate che si specchiano nelle placide acque di laghi e fiordi compensa i brividi. 

A sud di Svolvær, poco oltre l’antico villaggio di Kabelvåg, dopo una ventina di chilometri la E10 attraversa il mare per un breve passaggio sull’isola di Gimsøya, prima di sbarcare sull’isola di Vestvågøya. Da Svolvær in poi il clima sembra meno rigido. L’influenza mitigatrice della corrente atlantica inizia a farsi finalmente sentire. E anche il paesaggio è diverso, specie nell’entroterra. Basse cime montuose fanno da cornice ad una estesa zona pianeggiante, punteggiata di centri abitati sparsi tra ampie zone coltivate.

Flakstadøya e Moskenesøya sono le ultime due isole dell’arcipelago toccate dalla strada panoramica. Qui gli scenari tornano ad essere altamente spettacolari, raggiungendo nuovi traguardi di bellezza. Spiagge di sabbia bianchissima affacciate sull’Atlantico, acque di smeraldo incassate tra scoscese pareti di granito, villaggi di pescatori con i tradizionali rorbuer. L’apoteosi si raggiunge nel magnifico anfiteatro naturale di montagne rocciose che cingono il Reinefjorden, dove terra e acqua sembrano danzare vorticando e rubandosi la scena a vicenda. 


2) Aurora Boreale

L’aurora boreale è una delle meraviglie della natura che tutti dovrebbero vedere una volta nella vita. 

Quando si visitano le Lofoten in autunno-inverno il primo vero scopo del viaggio è questo: vedere l’aurora. Magari non si dice a voce alta, un po’ per scaramanzia, ma è così, e chi vi dice di no mente sapendo di mentire.

Se fossi tornato dal viaggio senza aver visto le “northern lights” (le “luci del nord”, come la chiamano da queste parti), sarei stato comunque soddisfatto della mia esplorazione. Avrei comunque riempito i miei occhi di mille immagini di intensa bellezza. Avrei portato con me il ricordo di un viaggio avventuroso nell’aspra natura delle Lofoten. Ma qualcosa sarebbe mancato. I fiordi, le montagne, i villaggi e persino i tramonti avrebbero perso qualcosa.
Da ottobre ad aprile, le verdi luci danzanti nella notte polare “battezzano” di magia gli scenari artici delle Isole donando a questi luoghi un fascino mistico.

Per noi improvvisati cacciatori di aurora boreale, quando le ombre della sera si allungavano verso il crepuscolo iniziava il rituale dell’attesa. Lo sguardo all’insù per capire se la notte sarebbe stata nuvolosa o sgombra, e poi allo smartphone per controllare, nelle tante app dedicate, le previsioni e le probabilità del verificarsi del fenomeno. Nella speranza di cogliere una notte fortunata, dal cielo terso e la temperatura ideale. La notte giusta per svelare le fantastiche luci del nord, e lasciarsi un po’ intridere da quest’atmosfera magica.

La notte giusta è arrivata a meno due dalla partenza, davanti alla spiaggia di Ramberg (un angolo di Caraibi che si è perso nel Grande Nord). Una magnifica notte stellata ci ha regalato la tanto sognata aurora boreale proprio sopra l’Oceano.

L’aurora polare, o boreale, nasce dalla collisione tra particelle cariche provenienti dal Sole (vento solare), che fluiscono verso i poli seguendo il campo magnetico terrestre, e le molecole dei gas che compongono la ionosfera.

Se ancora oggi i fantastici fasci di luce dell’aurora boreale suscitano stupore e soggezione in chi li osserva, è facile immaginare come nell’antico mondo norreno siano sorte svariate leggende intorno a questo fenomeno incredibilmente suggestivo.

I vichinghi celebravano l’aurora boreale credendo che fosse una manifestazione terrena degli dei. Vedevano nelle luci che illuminavano il cielo il riflesso dell’armatura delle valchirie mentre conducevano i guerrieri morti in battaglia nella casa di Odino, il Valhalla. 

Secondo altre versioni  le cortine di luce altro non erano se non il respiro stesso degli eroi morti in battaglia.  Oppure ancora un ponte, un arco luminoso e vivo che guidava i valorosi caduti nel loro ultimo viaggio verso il Valhalla.

Quindi, non avessi visto l’aurora sarei stato comunque contento del mio viaggio, ma averla vista ha reso l’avventura veramente completa e indimenticabile! E pazienza se le foto non sono eccezionali, ma vi assicuro che con uno smartphone non è semplice fare di meglio. Ho scoperto che per ottenere un buono scatto dell’aurora boreale bisogna regolare manualmente messa a fuoco, esposizione, ISO e apertura della fotocamera… tutte cose di cui ahimè sono piuttosto ignorante. Vi rimando a questo link➡️ per consigli utili in merito.

L’aurora può essere vista nei mesi da settembre ad aprile, i mesi ideali sono tuttavia quelli invernali, in particolare febbraio e marzo, quando si possono osservare fenomeni molto intensi. Se invece arrivate sulle Lofoten in estate potrete assistere ad un altro fenomeno nordico di grande fascino: il sole di mezzanotte, quando, a causa dell’inclinazione dell’asse terrestre, la nostra stella cala ma non tramonta mai rimanendo sempre sopra la linea dell’orizzonte.

Se avete intenzione di andare a caccia di aurore dovrete usare le armi adeguate. Esistono tantissime app e pagine internet dedicate, dove in tempo reale vengono aggiornate le condizioni meteo con la probabilità del verificarsi delle luci in varie località. Io ho utilizzato queste e ve le consiglio:

  • Hello Aurora: invia una notifica quando un utente posta una nuova foto dell’aurora.
  • Yr: sia per IOS che per Android, in lingua inglese.
  • Norway Lights: creata dal sito ufficiale norvegese VisitNorway.
  • https://davnec.eu/previsioni-aurora-boreale/: pagina internet in italiano.

Ovviamente, non ci sono problematiche specifiche legate all’accessibilità♿️. La natura sa anche essere molto inclusiva!


3) Dormire in un Rorbu

Se si visitano le Lofoten questo è un altro must del vostro viaggio. 

I rorbuer (rorbu al singolare) sono i tradizionali capanni dei pescatori, generalmente di colore rosso, che avrete inevitabilmente visto in una qualche foto delle isole. Il nome “rorbu” deriva infatti dalla composizione di due parole norvegesi: “ro” (remare), che indicava l’attività dei pescatori, e “bu” che può significare sia piccola abitazione che luogo di conservazione. In sostanza, un “Rorbu” era la dimora utilizzata dai pescatori durante la loro attività di pesca presso le Isole Lofoten. 

Ora vengono utilizzati a scopi turistici e sono una deliziosa e confortevole sistemazione per godersi la bellezza dell’arcipelago. 

Il tipico colore rosso acceso dei rorbuer é dovuto alla vernice originariamente usata per dipingerli, a base di olio di fegato di merluzzo.

Uno dei più scenografici e fotografati villaggi di rorbuer, l’Eliassen Rorbuer, si trova sulla piccola isola di Hamnøy, nello scenario incantato dello Reinefjorden. Qui ho trascorso la mia ultima notte sulle isole, vi rimando al LINK➡️ seguente per maggiori info sull’alloggio, comprese quelle sull’accessibilità♿️.


4) Svolvær: la Capitale.

Svolvær è un po’ la “porta” delle Lofoten. Arrivando qui si ha il primo assaggio della bellezza senza tempo delle Isole e della limpida luminosità che la avvolge. 

Adagiata sulla costa interna (sud-est) dell’isola di Austvågøy,  Svolvær è il  centro principale delle Lofoten anche se conta poco meno di 5000 abitanti. 

Come altre località delle Isole vanta una posizione fortunata tra montagne e oceano. Infatti la cintura montuosa intorno alla città offre un naturale riparo garantendo a Svolvær un clima relativamente mite. Il pinnacolo a doppio corno dello Svolværgeita, nel lato sud del monte Fløyfjellet, è un punto molto caratteristico e ambito trofeo per gli scalatori, un simbolo stesso della città.

Lato mare, una serie di isolette collegate da ponti impreziosiscono la baia, creando un’estensione della cittadina verso il Mar di Norvegia. Seguendo la strada tra le isole si possono apprezzare splendidi scorci delle casette in legno affacciate sull’acqua. Superata poi una zona industriale e lunghe file di “stocks” (le grandi rastrelliere per l’essicazione del merluzzo), si giunge ai piedi del molo. Alla sua estremità svetta la Fiskerkona, letteralmente “moglie del pescatore”, una scultura dell’artista norvegese Per Ung.

A Svolvær ho trovato una buona soluzione per alloggiare presso il Lofoten Rorbuer, affacciato sul porto nella zona nord della città, che mette a disposizione una discreta scelta di sistemazioni, alcune delle quali con una sufficiente accessibilità ♿️. 


5) Tramonto a Henningsvaer

In ottobre il sole è sempre basso sul cielo delle Lofoten, termina in fretta il suo ciclo giornaliero e tramonta presto nel pomeriggio lasciandosi alle spalle una persistente luminosità crepuscolare. A venti chilometri da Svolvaer, il villaggio di Henningsvaer, su un arcipelago di isolotti protesi verso sud, è il luogo perfetto dove godere di un magnifico tramonto sul Mar di Norvegia.

Il percorso per raggiungere  questa località è davvero spettacolare. Lasciata la E10 la strada devia verso sud e lo scenario presto si divide tra  le ripide pareti rocciose che incombono sulla sinistra, e l’arcipelago di isolotti sulla destra, con il profilo dell’isola di Vestvågøy sullo sfondo del mare. Nell’ultimo tratto si sale sul ponte (Henningsvaerbrua) che immette nel centro abitato, a sua volta diffuso su più isole collegate da ponti. 

Fino al 1981 non c’era alcuna strada che collegasse Henningsvaer, e l’unico modo per raggiungerla era via mare. Il suo lungo isolamento da terra ha fatto sì che abbia mantenuto intatto il suo fascino di tipico villaggio di pescatori delle Lofoten.

Una curiosità di Henningsvaer è lo stadio, diventato gettonatissima meta fotografica col drone. La vista dall’alto è infatti davvero singolare: un rettangolo verde incastonato su rocce circondate dall’oceano.


6) Museo Vichingo

Nei pressi del villaggio di Borg, Isola di Vestvågøya, si trova l’interessante Lofotr Viking Museum. Qui è possibile osservare ma anche fare esperienza diretta degli usi e costumi del popolo vichingo

Percorrendo la E10 verso sud lo vedrete comparire alla vostra sinistra, in cima a una piccola altura. La sua storia è legata ad una straordinaria scoperta archeologica che, negli anni ‘80, ha riportato alla luce i resti di una abitazione vichinga (Longhouse)  lunga ben 83 metri, la più lunga mai ritrovata!

Il museo è suddiviso in due parti principali. Nell’edificio in cui inizia la visita, la “Casa di Vetro” (Glasshouse), dove si fanno i biglietti, è presente un’area espositiva con video che raccontano di come sia avvenuta la scoperta archeologica, dell’epopea vichinga e degli antichi miti norreni. Per ascoltare (anche in italiano) è possibile utilizzare lo smartphone scaricando un’app in biglietteria. In una seconda sala sono esposti oggetti ritrovati durante gli scavi: utensili, gioielli, spade, abiti. Anche in questo caso si può ascoltare l’audio esplicativo via smartphone. È presente anche un piccolo cinema che ogni 20 minuti trasmette il film evocativo “The Dream of Borg”, che racconta gli eventi a Borg durante l’Era Vichinga. Nella Glasshouse è presente anche uno shop, un bar e dei bagni accessibili.

Per la seconda parte della visita bisogna uscire dal fabbricato espositivo e risalire il pendio fino alla sommità della collina, dove si trova la Longhouse. Quest’ultima è stata fedelmente ricostruita sulla base dei ritrovamenti rinvenuti dagli scavi, che si trovano a poca distanza, e rappresenta la principale attrazione del museo. Si tratta di un maestoso edificio in legno, alto 9 metri, dove è possibile immergersi nell’atmosfera di una vera casa vichinga.

Si possono toccare con mano oggetti artigianali di uso quotidiano mentre il personale del museo, in abiti d’epoca vichinga, è a disposizione per soddisfare le nostre curiosità. Più avanti si trova una grande sala dove il capo-signore della dimora teneva affollati banchetti. Nell’ultima sezione della Longhouse un tempo si trovavano le stalle e il fienile, mentre oggigiorno ospita un’esposizione permanente sulla mitologia nordica.

Presso il Lofotr Vikingmuseum si possono fare tantissime attività per rendere ancora più immersiva l’esperienza. È possibile ad esempio prendere parte ad una cena vichinga, navigare su un drakkar (la tipica nave vichinga), cimentarsi nel lancio dell’’ascia, e tanto altro. La maggior parte di queste attività sono disponibili però solo d’estate. Vi rimando al sito web ufficiale per maggiori info in proposito.

♿️Accessibilità. Le auto al servizio di persone con disabilità possono salire per la strada che porta davanti a uno degli ingressi del museo, dove è anche presente una piccola area parcheggio. La Glasshouse è completamente accessibile anche in carrozzina, compreso il negozio e il bar. Sono presenti inoltre delle toilette accessibili. Per raggiungere la Longhouse è necessario percorrere una salita dal fondo ghiaioso, piuttosto difficile da affrontare. L’interno presenta vari dislivelli superabili con apposite rampe. 

INFO:


7) L’Oro Bianco delle Isole

Sono note anche come “le cattedrali delle Lofoten”. Le prime grandi rastrelliere di legno le ho notate dalle parti di Svolvaer, mi pare. Percorrendo le Isole verso sud poi diventano sempre più frequenti. In ottobre sono spoglie e ben pulite, ma so bene che ripassando da queste parti a febbraio o a marzo le ritroverei riempite da migliaia di merluzzi appesi a essiccare e annunciate all’olfatto da un odore forte e onnipresente.

Il processo di essiccazione naturale del merluzzo si ripete immutato nelle Lofoten da centinaia d’anni grazie alle ottimali condizioni climatiche. È lo stesso processo, per intenderci, che praticavano già i vichinghi nel Medioevo. 
La pesca del merluzzo ha infatti da sempre rivestito un’importanza fondamentale per le Lofoten, perché l’area oceanica all’esterno dell’arcipelago è la principale zona di pesca del merluzzo di tutta la Norvegia. 

Proprio da questo metodo di essiccazione del pesce si suppone derivi la parola stokkfisk, stoccafisso in italiano, come composizione delle parole stokk (canna, bastone, che pare alludere alle rastrelliere) e fisk (pesce).

Ho scoperto anche che stoccafisso e baccalà sono due prodotti diversi, benché ottenuti dalla stessa materia prima, il merluzzo, e provenienti entrambi dalle stesse zone della Norvegia. La differenza essenziale è che mentre il primo è ottenuto mediante essiccazione naturale, il secondo viene sottoposto a conservazione mediante salatura. 

Nel famoso e italianissimo piatto del baccalà alla vicentina la materia prima è in realtà lo stoccafisso!

L’Italia è il maggiore esportatore al mondo di stoccafisso norvegese, secondo una tradizione iniziata secoli fa e che si riconduce al navigatore e mercante veneziano Pietro Querini. Nel 1431, mentre si trovava sulla rotta per le Fiandre, la sua nave incappò in una tremenda tempesta al largo delle coste della Spagna Settentrionale. Dopo settimane alla deriva trovarono approdo nell’isola di Røst, ultima isola delle Lofoten, dove per 100 giorni vennero ospitati dalla comunità locale. A questo straordinario episodio viene fatto risalire l’inizio del commercio dello stoccafisso e del baccalà dalla Norvegia nella nostra Penisola.

Che si tratti di stoccafisso o di baccalà, questi due prodotti sono comunque molto apprezzati nelle cucine di tutto il mondo, sia per le proprietà nutrizionali che per il loro gusto. 

Qui mentre gusto un tipico piatto a base di stoccafisso con contorno di patate, verdure grigliate e purè di zucca. Il tutto accompagnato da birra norvegese.


8) Reine: la Perla delle Lofoten

Ecco un altro luogo assolutamente imperdibile da vedere nelle Lofoten! Se l’arcipelago è uno scrigno di tesori di bellezza in forma di paesaggi, fiordi, montagne, borghi di pescatori, tra questi ultimi Reine è probabilmente il gioiello più splendente! Incastonato in uno scenario da sogno, fatto di ripide pareti rocciose a strapiombo sulle acque dei fiordi, questo piccolo villaggio di pescatori è forse la meta più ricercata delle Lofoten.

Impossibile non rimanere ammaliati, in qualunque stagione dell’anno, dal fascino fiabesco di questa località, nota anche, e a ragione, come “il villaggio più bello della Norvegia”! Se ne avete occasione trattenetevi almeno una notte in un tradizionale rorbu per rendere completa la vostra esperienza a Reine. 


9) Å: l’Ultimo Approdo

Il paese col nome più corto del mondo è anche uno tra quelli più remoti. Qui si interrompe, in un’area parcheggio un po’ anonima, la strada E10, dopo aver attraversato da nord a sud l’arcipelago delle Lofoten. Bisogna proprio arrivare fin qui per darsi prova che il viaggio é concluso, e più avanti di così non si può andare (almeno in auto).

Oltre al fatto di essere il finis terrae delle Isole, il villaggio deve la sua fama al caratteristico museo dello stoccafisso (tørrfisk museum), dove è possibile farsi una cultura sulla tradizionale pesca del merluzzo e sulla produzione dello stoccafisso. La sorprendente indicazione del cartello in lingua italiana (!), certifica l’antico legame con il Belpaese, che nel XV scoprì per caso lo stoccafisso diventandone in breve tempo il principale esportatore al mondo. Purtroppo non ho potuto visitarlo, perchè quando sono passato per Å era chiuso, e dunque non ho info utili sull’accessibilità.


10) La Cattedrale delle Lofoten

E dopo aver parlate delle “cattedrali”, ora accennerò alla Cattedrale delle Lofoten. Così viene soprannominata la chiesa di Vågan, situata in cima a un lieve pendio nel villaggio di Kabelvåg. Il pittoresco edificio di legno giallo in stile neogotico non passa inosservato a chi percorre la E10 nel tratto immediatamente a sud di Svolvær. Le sue dimensioni, può contenere fino a 1200 persone, ne fanno la più grande chiesa in legno della Norvegia Settentrionale: da qui l’appellativo di “Cattedrale”. La costruzione venne realizzata nel 1898 a poche centinaia di metri dal sito che un tempo ospitava una più antica chiesa, risalente al Basso Medioevo.

♿️Accessibilità. Non ci sono particolari problemi legati all’accessibilità. All’esterno della chiesa una corta rampa permette di raggiungere il piano rialzato in cui si trova l’ingresso.


TRIP TIPS ♿️

MUOVERSI IN AUTO. Le autovetture al servizio di persone con disabilità in possesso dello specifico contrassegno europeo (quello azzurro) possono usufruire degli appositi parcheggi riservati. Vi rimando alla pagina ufficiale della U.E. per maggiori dettagli.

ALLOGGIARE ALLE LOFOTEN. Vi rimando alla lettura del mio articolo al seguente LINK➡️.


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